E’ successa la vita.

È successa la fine, semplicemente lei, e con lei tutto quello che ne consegue.

Sono successe le lacrime, a dismisura. Gli strilli soffocati e quelli affidati al vento, a una canzone che ha saputo capire, a una macchina che facesse da tetto un po’ a tutto. È successa la rabbia, impietosa e forte, quella che ti prende per mano una mattina e ti accompagna: uno, due, tre giorni. Settimane. Mesi. A tratti mi sembrano anni. Perché la rabbia torna a intermittenza, pensi di eliminarla ma puntualmente lei torna per ricordarti che sei viva, che devi ma soprattutto puoi reagire.
È successo il dolore, quello che rifiuti in ogni modo, che non accetti, che argini e schivi affidando alla speranza (l’ultima rimasta) la preghiera che almeno quello non ti tocchi e non ti viva. E in effetti è un po’ questo che capita: il dolore, se lo capisci, lo accetti e lo lasci andare, non ti vive, sei tu che vivi lui, non con remissione ma con consapevolezza, quella che ti fa capire che per lasciarle andare certe cose devi viverle, provarle, accettarle pur non comprendendole. Sono successe le domande, e quelle succedono ancora: perché? Perché a me? Perché a noi? Quando? Come? Cosa sarà? Ma sarà, soprattutto, qualcosa?

Poi.

Poi è successa la calma, a giorni apparente mentre dentro ti senti bruciare viva da ogni cosa, a giorni invece talmente reale da destabilizzarti totalmente. È successa la serenità, quella forse legata al saper accettare le cose, all’essere consapevoli di ciò che accade, quella unita al proprio sentirsi. È successa la consapevolezza, soprattutto quella. Di ciò che è stato e di ciò che è. Non di quel che sarà, perché questo “sarà” è troppo misterioso anche nel suo essere (apparentemente) chiaro alle volte. E’ successa la voglia: di sorrisi, di risate, di compagnia, di condivisione, di confronti, di fame, di nuovo, di conferme, di riscatto, di rispetto, di punti da mettere e altri da levare. E’ successa la voglia di essere presenti a se stessi e al mondo.

Semplicemente, è successa la vita. In questi giorni che sono state settimane, che a guardami indietro sono mesi.

“D’amore non si muore” cantava una vecchia canzone, e qualcuno – forse non a caso, perché in fondo tutto accade e viene detto per un motivo – me lo ha scritto di recente in un messaggio.
Sbagliato: d’amore si muore eccome. Ma d’amore, soprattutto, si (ri)nasce e si vive.

È successa la fine. E dopo di lei, è successa la vita.

E la vita succede ogni giorno, anche in quello apparentemente più insulso e vuoto.

Stay tuned.

Credits: Pinterest

By | 2018-03-13T10:45:23+00:00 marzo 13th, 2018|Diary|4 Comments

4 Comments

  1. stremamma marzo 13, 2018 at 11:21 am - Reply

    …è successo anche a me!

  2. Sabrina marzo 13, 2018 at 4:53 pm - Reply

    Che bella frase: è successa la vita!

  3. Luna aprile 5, 2018 at 4:00 pm - Reply

    Si sta proprio così, sensazione dopo sensazione, emozione dopo emozione, è così che funziona, nel bene e nel male è toccato a tutti ma quando si rinasce… Uhhh quando si rinasce è tutta un’altra cosa e il meglio, quel meglio, deve solo ancora arrivare. 😉
    Mhuà! :*
    Luna
    http://www.fashionsnobber.com

  4. Francesca maggio 14, 2018 at 8:48 am - Reply

    bellissimo post! e come si dice “dopo ogni tempesta arriva sempre il sole” ed io co credo.

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