Un’estate di cuore.

Mettere punti sulla linea del tempo che passa aiuta.

Aiuta a rendersi conto di ciò che è stato, a prenderne consapevolezza, a tirare le somme, a fare il punto della situazione.

Estate.

Siamo giunti alla fine di una stagione che più che mai da sempre sento mia. All’inizio, che è quel momento in cui timidamente ci pensi, la prima sensazione è stata la paura. Eh si, perchè i cambiamenti (specie quelli non voluti) destabilizzano così tanto fino al punto che si arriva a vedere come una grande incognita anche domani, figuriamoci una cosa lontana come il pensiero dell’estate in primavera.

Poi la paura si è fatta brivido, ma un brivido bello, di quelli che ti portano a pensare “non lo so, non so cosa sarà, che farò, dove sarò e con chi, ma non ho paura di vivere tutto questo”, e sono iniziati i programmi.

E così, in bilico come ci si può sentire fra la montagna ed il mare, è passata la mia estate fatta di tanto, e tanto bello.

C’è stato il mare, che diventa ogni volta una conferma di come effettivamente sia una cosa che mi rimetta in pace con il mondo. C’è stato il mare e ce n’è stato tanto, fino alla fine, fra la Sardegna, la Sicilia e le spiagge del Lazio. C’è stato il mare, e sarebbe bastato questo a rimettere tutto al suo posto.

C’è stata un’alba significativa, come lo sono tutte le cose belle. Un tramonto che ha scolpito nel mio cuore quella consapevolezza per cui oggi posso dire di essere grata per tutto ciò che è stato negli ultimi mesi, sia nel bene che nel male.

C’è stata la montagna, quella che mi appartiene, quella che ho scoperto per la prima volta, quella vista e vissuta. Quella dove tornare a rifugiarsi sempre quando ne sento il bisogno e quella dove corro a riprendere pezzi di me quando mi perdo un po’ troppo.

Ci sono state cene, e legate a queste tutto ciò che gira intorno ad una tavola con i giusti commensali: sapori, colori, parole, sorrisi, risate. Piacere: per lo stomaco, gli occhi ed il cuore.

Ci sono stati incontri, ed ognuno nel suo genere ha lasciato qualcosa dentro me. Ci sono state meteore tanto quanto delle bellissime conferme, e in mezzo a queste ci sono gli incontri “in corso d’opera“. Ed è tanto, se non tantissimo, per chi pensava fosse arrivata la fine, o semplicemente che nulla fosse più possibile: tornare a credere, a fidarsi, ad affidarsi, a sperare. Addirittura tornare a sognare. E più che tantissimo, diventa tutto.

 

E qui arrivo al punto di questa estate che sta per chiudersi: c’è stato il cuore, più di ogni altra cosa, e insieme a lui, sento che dopo tempo ci sono stata anche io. Non lontana da me, come se fossimo due cose separate, ma finalmente insieme, sulla stessa linea. E insieme a noi – io ed il cuore – c’è stata anche la giusta dose di testa, che ho ascoltato quando dovevo ascoltare e messo a tacere quando era il caso di non pensare troppo.

E la cosa bella, alla fine di tutto, è non vedere nulla come un punto d’arrivo, ma solo come un nuovo punto di partenza.

“Io che non credevo affatto si respirasse dopo, meglio ancora adesso”

By | 2018-09-21T11:12:09+00:00 settembre 21st, 2018|Diary|3 Comments

3 Comments

  1. eleonora settembre 21, 2018 at 11:39 am - Reply

    Ben ritrovata con te stessa! 🙂

  2. Priscilla settembre 21, 2018 at 3:54 pm - Reply

    Incantevole pezzo! Grazie per averci fatto vedere una parte di te. Non conoscevo il tuo blog, ma chi scrive bene e mi dà un brivido dentro merita di essere seguito.

  3. Francesca ottobre 4, 2018 at 6:07 pm - Reply

    il post tutto da riflettere.

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